A Sant'Alberto (Ra-Italy) negli Anni Trenta, nel periodo delle feste dei morti, i ragazzi si divertivano a far paura alla gente.
Tanti modi di dire legati ai primi assalti dell'inverno. OGNISSANTI importante anche per le previsioni sul tempo dei mesi successivi. La notte della vigilia del 2 novembre si lasciava apparecchiata la tavola per i defunti. E il giorno dei morti si doveva compiere una buona azione.
Non c'è niente di nuovo sotto il sole di novembre. Quelle zucche vuote forgiate con sembianze umane e con dentro la candela accesa, infatti, non sono affatto una novità. [...] negli anni Trenta a Sant'Alberto, nel periodo delle 'feste dei morti', i ragazzi si divertivano a piazzare le zucche in riva al fiume o sulle siepi per spaventare la gente. Il tutto rientrava in quel clima particolare che ricordava i defunti e che in qualche modo metteva in comunicazione il mondo dei vivi con il mistero dell'al di là.
E ad aumentare il senso del mistero concorreva anche il 'fuoco fatuo', un fenomeno che si vedeva soprattutto in questo periodo nei pressi delle paludi o nei cimiteri e che dalle nostri parti qualcuno chiamava 'la piligrena' (la pellegrina) quasi a voler significare il migrare dell'anima dopo la morte.
Il fuoco fatuo
Anticamente per le popolazioni celtiche il primo di novembre, oggi festa di Ognissanti, coincideva con il primo giorno dell'anno e dunque era considerata una data di trapasso e proprio per questo motivo si ricordavano i morti e la ricorrenza del 2 era molto più sentita del primo novembre perché, dicevano i nostri vecchi, "Di murt an avén tot, di sant an e so" (frase dialettale che si traduce "Di morti ne abbiamo tutti, di santi non lo so"). In questo periodo molti facevano ritorno a casa per la visita ai cimiteri e per questo si diceva che "Pr'i Sent, l'ariva i parent" (frase dialettale che si traduce "Per i Santi, arrivano i parenti"). [...]
La situazione metereologica del giorno dei Santi, inoltre, era molto seguita perché se in questa giornata c'era il sole l'inverno sarebbe stato buono.
Il giorno dei morti era caratterizzato da alcuni riti. La notte della vigilia, prima di andare a dormire, si lasciava la tavola apparecchiata perché si era convinti che i morti sarebbero ritornati per mangiare le tradizionali fave cotte (vedi "LE FAVE DEI MORTI). Al mattino, invece, gli anziani svegliavano i bambini e li invitavano a lasciare presto il letto perché, mentre la famiglia si recava a messa, i morti sarebbero andati a dormire. Ovviamente i letti venivano preparati con biancheria pulita.
Nel giorno dei morti, infine, bisognava compiere un'azione buona perché avrebbe giovato ai defunti. ...
(tratto dal quotidiano: Il Resto del Carlino - Ravenna dd. 1 nov 2006- articolo scritto da Franco Gàbici qui prodotto in versione ridotta).
forgiate (= tagliate a forma di)
sembianze (=aspetto)
defunti (=morti)
al di là (=mondo dei morti)
concorreva (=contribuiva)
nei pressi delle (=vicino alle)
biancheria (= lenzuoli/a e federe)
giovato (= fatto bene)
Avete particolari tradizioni legate al culto dei morti?
Siete invitati ascrivere alcune righe sull'argomento.
Volete saperne di più su Sant'Alberto?
Visitate il sito: http://www.santalbertoweb.it/luoghi_storia/
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